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La rivoluzione ironica che ha battuto Berlusconi

Stamattina andando a lavorare sugli spazi adibiti alle affissioni elettorali campeggiavano dei grandi poster con il volto sorridente di Pisapia e una grande scritta: Buongiorno Milano! E’ l’ultimo messaggio di una campagna nuova e, a giudicare dai risultati, azzeccatissima. Non voglio fare analisi politiche, nè lanciarmi in previsioni sull’operato della nuova amministrazione comunale. Vorrei, semplicemente, raccogliere alcune annotazioni su quanto successo in questi ultimi giorni. La campagna elettorale è stata caratterizzata dalla partecipazione compatta della gente. Di sinistra, ma non solo. Le piazze si sono riempite: tra le 50 e 70mila persone per sostenere Pisapia prima delle due tornate elettorali; e addirittura 100mila persone ieri sera a festeggiare.

Tantissimi giovani. Immagino cosa debba essere stato per Pisapia ricevere l’applauso (più un boato, in realtà) della folla. Centomila persone a gridare “GIU-LIA-NO! GIU-LIA-NO!

L’ironia. E’ stato detto Una risata vi seppellirà e mai come in questa campagna la cosa è avvenuta. Più Berlusconi e la Moratti alzavano i toni, più la gente rispondeva su internet con battute, canzoncine, video.

Alla festa in piazza di ieri, Pisapia è stato introdotto da Cirri che leggeva un elenco delle colpe di Pisapia, scritto dal popolo di FaceBook e diventato un “poema comico. Pisapia ha inventato le zanzare; Pisapia è il cugino bravo all’università citato dai tuoi genitori per farti fare la figura dello stronzo; Pisapia ti fa uno squillo al cellulare per farsi richiamare e poi ti dice stavo per richiamarti; Pisapia è quello con la bandiera dei quattro mori che ai concerti sta sempre davanti e non ti fa vedere nulla; Pisapia mette il parmigiano sulle linguine all’astice…

Toni allegri, autoironia, mai sarcasmo. Radio Popolare lancia “Pisapia canaglia sulle note della hit di Romina e Albano, la gente in piazza inneggia a Gigi D’Alessio, sui cartelloni campeggiano scritte che sono delle battute portatili. Insomma il sorriso batte il livore.

La totale assenza di toni forti. Io ne ero quasi infastidito. Ma come? Vinciamo le elezioni e non fai neppure un proclama? Non alzi il tono della voce, non urli “Ve l’ho fatta agli avversari politici, non ti ribelli a tutte le vessazioni, le bugie che hanno caratterizzato la campagna della Moratti? Invece no. Politically correct fino alla nausea.

Tifa Milan e Inter, perché fanno grande Milano; cita Ghandi e don Milani invece che Che Guevarae Gramsci; propone una canzone di Gaber come inno e conclude la festa in piazza con dei cantanti lirici che intonano il Nessun dorma con la fatidica frase “All’alba vincerò . La gente canta a squarciagola Tutta mia è la città invece che Bella Ciao.

Ripeto, la cosa mi ha colpito e infastidito. Idee precise e una forte identità. Pisapia ha ribadito ripetutamente alcuni concetti. Grazie. Ha ringraziato tutti non so più quante volte.Insieme. Ha ribadito che la città si cambia tutti insieme, con il consenso, con la partecipazione popolare, con l’aiuto dei milanesi. Accoglienza, Cultura, Lavoro. I temi su cui ha imperniato l’intero progetto. Referendum. In ogni discorso invita ad andare a votare il prossimo 12-13 giugno, e non per il legittimo impedimento, ma sui temi ecologici. Infine Rispetto e Amore. La prima volta che ho sentito citare l’amore m’è venuta la pelle d’oca. Ho pensato “Cazzo no, non farmi ‘sti discorsi. Abbiamo già avuto per vent’anni la nostra porzione di chiacchiere pubblicitarie, di panzane da imbonitore, poi ho realizzato che Pisapia ci crede veramente. Davvero è spinto da una forte componente idealista. Sarà vero? Il berlusconismo ci ha vaccinato contro chi fa grandi proclami. E quindi giudicheremo dai risultati. Ma a Pisapia devo riconoscere il coraggio di non aver deviato dalla sua rotta. Ha una sua cifra stilistica, ha i suoi ideali e non ha paura di apparire ingenuo.

E quindi? Poi ho capito una cosa. Io ero alla ricerca dei simboli della mia identità politica. Quelli che da ragazzo mi accomunavano agli amici che sfilavano con me e che con me credevano in alcuni valori. Di sinistra. Ero un po’ come la vecchia bigotta che va in chiesa perché ha paura di morire e recita le sue formule e trova conforto nel vedersi circondata da altre persone che ripetono le stesse formule (se ci credono tutti, allora sarà vero!).

Insomma cercavo superstiziosamente il rito, la celebrazione, quel “qualcosa di sinistra che è stato accuratamente nascosto da tutti i leader del PD. In realtà le idee ci sono tutte. I valori sono quelli di sempre. E’ il linguaggio che è cambiato. Ed è il linguaggio che corre in rete, tra le gente, che non risparmia le critiche, che rispetta solo l’intelligenza.

Ieri in piazza Pisapia ha detto: “E’ stato bellissimo vedere i giovani lavorare come volontari alla mia campagna. E un ragazzo a fianco a me ha commentato: “Per forza, non ho lavoro, il tempo dovevo impiegarlo in qualche modo. Un signore con i capelli bianchi si è girato ridendo e poi, a fine festa mentre lasciava la piazza, ha detto al giovane “In bocca al lupo, le auguro di trovare un posto. E il ragazzo “Grazie, crepi il lupo, anzi no – ha precisato ridendo – crepi Lupi. Buona sera anche a lei

Ecco, questo è il popolo di Pisapia, il rivoluzionario, l’uomo che trasformerà Milano in una zingaropoli e costruirà la più grande moschea d’Europa. Per il momento mi sento di dargli fiducia. E proprio vero, è un buon giorno per Milano.