mercoledì, Settembre 9Rimani aggiornato su attualità, salute, economia, sport e tanto altro
Shadow

Lettera aperta ad Antonio di Pietro

Caro onorevole Di Pietro, abbiamo scelto di rivolgerci a lei con la formula della lettera aperta perché detestiamo il gossip e il fango alle spalle e amiamo invece dire le cose in faccia, discutere apertamente. Premesso che non ce ne frega niente del colloquio privato tra lei e Berlusconi tra i banchi di Montecitorio anche se, va ammesso, è un’immagine che suscita un po’ di stupore tra chi in questi due anni non ha fatto altro che gridare, anche assieme a lei, “Berlusconi dimissioni o “Via la mafia dallo stato. Ma ripetiamo: non è importante. Quello di cui occorre discutere è semmai la svolta politica che lei sta imprimendo al suo partito negli ultimi giorni. Che vuol dire, per esempio, basta piazza si passa alla proposta per l’alternativa. Non abbiamo forse detto, in questi ultimi due anni, che il nostro Paese vive un’anomalia democratica e che per sanare questa anomalia occorre mandare a casa il suo interprete massimo e cioè lo “stupratore della democrazia? Non abbiamo forse detto che la protesta ha un valore costituente in un Paese in cui (così come nel fascismo) vengono scardinati i principi chiave del patto di convivenza civile come quello, per esempio, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge? Cos’è cambiato? Berlusconi è ancora lì nonostante la richiesta di dimissioni sia oggi sostenuta dalla maggioranza dei cittadini come dimostrano le ultime amministrative e gli esiti del referendum. Sì, perché a volerli leggere onestamente i risultati delle amministrative e del referendum (anche grazie a Berlusconi) contengono un giudizio politico sul governo e sulla sua visione strategica su questioni decisive: dal nucleare, ai beni comuni alla giustizia. E giusto oggi che Berlusconi non gode più del consenso della maggioranza degli italiani, che è costretto a pagare parlamentari (qualcuno anche proveniente dal suo partito) per tenere in piedi questa maggioranza parlamentare noi dovremmo rimettere i remi in barca e rinunciare a chiederne le dimissioni? Perché? Quale oscuro vantaggio tattico dovrebbe spingerci ad abbassare la guardia nel momento stesso in cui questo governo balneare si appresta a rimettere le mani sulle intercettazioni già nel mese di luglio? Nel momento in cui il disprezzo di questo governo per i giovani (l’Italia peggiore) ha raggiunto livelli intollerabili? Le espressioni di Brunetta e Stracquadanio contro i precari e i disoccupati sono il frutto di un clima di impunità politica dentro il quale agiscono questi personaggi. Possono dire e fare quello che vogliono, sputare sulla testa dei cittadini senza che vengano mai messi in discussione. Le avevamo chiesto, con una petizione che ha raccolto migliaia di firme, di presentare mozione di sfiducia individuale nei confronti di Brunetta. Un atto politico doveroso al di là degli esiti. Ma niente, nessuna risposta.

E infine, onorevole Di Pietro, con la stessa franchezza con cui ci si rivolge ad un amico vorremmo dirle che non riusciamo proprio a credere alla risposta che abbiamo letto oggi nel Corriere della Sera a proposito del “popolo della rete, lo stesso popolo che con tanta generosità, nella rete e nelle piazze, ha contribuito in questi ultimi anni a risvegliare la coscienza del Paese. Non crediamo che siano sue queste parole nei confronti di chi, sul web, le ha mosso qualche critica: “In Rete si trova di tutto. La gente seria capirà. Io ora mi rivolgo ai lettori del Corriere. Non ci aspettiamo una risposta a questa lettera, sarebbe già tanto se servisse, assieme alle migliaia di appelli che tanti suoi sostenitori le recapitano ogni giorno in bacheca, ad offrirle uno spunto di riflessione.

Massimo Malerba – Franz Mannino