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Quando Maroni era vittima del Codice Rocco

Sentir parlare il ministro Maroni di nuova legge Reale, di Daspo per i cortei, di garanzie patrimoniali per chi chiede di manifestare, ma soprattutto di misure più dure nei casi di resistenza alla forza pubblica fa proprio un certo effetto. Lui, che nel 1998 fu condannato in primo grado a otto mesi di reclusione per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale ( Condanna poi commutata in pena pecuniaria dalla Cassazione), che nello stesso periodo è finito imputato a Verona con l’accusa di attentato alla Costituzione ed alla integrità dello Stato e di creazione di struttura paramilitare illegale, nell’ambito dell’ inchiesta sulla cosiddetta Guardia Nazionale Padana. Proprio lui, che al ministero dell’Interno ci sta in quanto espressione di un partito che ha come obiettivo “L’indipendenza della Padania ed il suo riconoscimento internazionale quale repubblica indipendente e sovrana(Art. 1 dello statuto della Lega Nord). Si dirà: ma i leghisti non sfasciano vetrine, non mettono a ferro e fuoco le città. Certo, è così. Ma perché il loro obiettivo anticostituzionale di secessione del Nord oggi è possibile portarlo avanti anche con altri mezzi, non violenti. E sì, perché a partire dal 2006, in Italia, per essere incriminati del reato di attentato all’integrità, all’indipendenza ed all’unità dello Stato bisogna essere responsabili di “atti violenti, diretti e idonei, in luogo di quelli che fino ad allora il codice penale classificava come semplici “fatti diretti, che, ovviamente, potevano non contemplare l’uso della violenza e delle armi. Vi chiederete probabilmente chi volle quella riforma. Ma la Lega, naturalmente (Proponente e relatore di maggioranza l’On. Carolina Lussana). Per cancellare dal codice penale quelle norme che avrebbero, come ebbero in passato, potuto riguardarla in quanto movimento con finalità eversive. Beninteso: la violenza scatenata a Roma da un manipolo di squadristi non deve lasciare indifferente la politica e le istituzioni. I responsabili di quelle devastazioni vanno individuati e puniti. Fa specie però che il titolare del Viminale, uomo della Lega, che in passato ha inveito contro alcune misure draconiane ovvero talune fattispecie di reato contemplate nel vituperato “codice Rocco, che col suo partito ha propugnato, ottenendola, la depenalizzazione di alcuni reati contro la personalità dello Stato (Legge ad partitum?), oggi si faccia latore di proposte indecenti, liberticide, in tema di diritto a manifestare. Quando si dice coerenza……ma per la Lega questa parola avrà chissà quale significato.