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Se a Varese va in crisi la Lega

Se a Varese il congresso provinciale della Lega finisce nel caos, con pezzi significativi della cosiddetta base in forte stato di agitazione per l’improvvida decisione di Bossi di non concedere alla platea il diritto di votare democraticamente per l’elezione del segretario, evidentemente qualcosa starà accadendo in un partito cresciuto all’insegna dell’unanimismo, almeno di facciata, e dell’acquiescenza più totale ai desiderata del capo.Bossi a Varese è stato contestato, pesantemente, da una parte dei delegati. Due notizie in una: che Bossi è stato contestato e che è stato contestato a Varese, nella sua Varese, culla del Carroccio. A dire la verità non è chiaro il motivo del contendere, né sono evidenti, distinguibili, le posizioni che si fronteggiano: sembra di essere di fronte più ad uno scontro per l’occupazione di postazioni di potere dentro il partito che non ad un confronto tra diverse visioni politiche sul futuro dello stesso. Maroniani, bossiani, cerchio magico: che significa? Boh. Dietro questi termini non è facile identificare idee, progetti, strategie, che siano tali, dialetticamente contrapposte. Piuttosto sembra che si sia innescata una guerra feroce tra colonnelli, sergenti e caporali per stabilire gli assetti di potere interni nel dopo-Bossi. E si, perché l’eredità fa gola a tanti: ci sono in gioco carriere personali, spazi di potere ed enti da occupare, amici e parenti da sistemare.No, non c’entrano nulla il federalismo, la Padania, il rapporto con Berlusconi, gli interessi del Nord. Come in tutti i partiti a forte impronta leaderistica, in cui si è strutturata un’accentuata personalizzazione del massimo livello decisionale, la percezione di una imminente, o comunque vicina, fuoriuscita dalla scena del capo, eccita inevitabilmente gli animi dei subordinati e dà avvio alle consuete manovre di sottobosco per la successione. E non è escluso che tali lotte, parafrasando Marx, anziché culminare nella sconfitta di una delle parti, possano determinare la rovina dell’intero edificio. A noi che da tempo sosteniamo l’insostenibilità della presenza di un partito coma la Lega al governo del paese, questi scricchiolii che promanano proprio dalle fondamenta più profonde del movimento non possono che rivelarsi in tutta la loro positività. D’altronde l’abbiamo detto già in altre occasioni: in assenza di iniziative concrete da parte della politica e delle istituzioni della Repubblica, lo scandalo europeo di un partito xenofobo e secessionista che guida la politica del governo italiano, potrà aver fine solo per opera della Lega stessa.

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